[Padre Francesco Pierli, nel Luglio 2006, inviò alla MISNA, il tsto che segue, una riflessione sui "Lineamenta", documento in preparazione del II Sinodo Africano; a distanza di tre anni, quando ormai mancano pochi giorni all'Assemblea, rileggere padre Pierli può ancora essere utile]
"Alcuni giorni fa stavo parlando con un industriale sulle possibilità di investimenti in Africa per promuovere il lavoro giovanile. All'improvviso l'industriale mi chiese: 'cosa offre l'Africa al resto del mondo?' Avrei potuto rispondere: oro, diamanti, coltan, fauna per tanti parchi in Europa e resto del mondo, campioni in ogni genere di sport, eccetera. Anche l'acqua al Mediterraneo attraverso il Nilo. Ma di istinto risposi: 'l'umanità, la gioia delle relazioni interpersonali, dello stare assieme, di gustare la vita celebrandola e danzandola'. Ci credo profondamente. In un mondo sempre più tecnicizzato e standardizzato, l'Africa e gli Africani assicurano un recupero di umanità, per umanizzare la tecnica e rimettere la persona e la comunicazione al primo posto. Quanto della mia risposta è presente nei Lineamenta per il secondo sinodo africano? Molto! La intuizione originalissima del primo sinodo (vedi Chiesa in Africa, no 63) riguarda la definizione di Chiesa come famiglia. La Chiesa diventa visibile ed efficace dove c'è la gioia e la intensità dei rapporti famigliari. La Chiesa non è prima di tutto distinzione di ordini gerarchici, ma intensità di relazione e di solidarietà. E' il recupero dell'animus africano nella categoria biblica della koinonia, la nota fondamentale degli Atti degli Apostoli. Koinoia che aveva una capacità attrattiva enorme la più grande forza missionaria della comunità di Gesù: Intanto il signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salati (Atti 2:48). La salvezza misteriosa diventa visibile nell'entrare in una nuovo tipo di fraternità e di comunione. In Africa la chiesa si riscopre comunità manifestazione storica della comunione del Dio trino come asseriscono i Padri della chiesa. Il diritto romano prevalente nel secondo millennio ha configurato la chiesa come gerarchia e ordo. Agli inizi del terzo millennio in concomitanza con la crescente globalizzazione le comunità cristiane africane configurano la chiesa come comunione, "koinonia", famiglia appunto. I nuovi Lineamenta fanno tesoro di tale intuizione africana, che potrebbe essere senz'altro molto sviluppata e approfondita. Un mese fa in Kenya, di fronte al montante groviglio dei problemi etnici e sociali il presidente Mwai Kibaki lanciò un giorno speciale per preghiera e riflessione. Vacanza da ogni lavoro e concentrazione su quello che le varie religioni presenti nel paese: cristianesimo, islam e religione tradizionale africane avevano da offrire per ricucire il tessuto sociale e trovare ispirazione e coesione di fronte futuro. Era un'ammissione molto in linea con l'animus africano: la vita fisica come quella spirituale, famigliare come quella sociale dipende fondamentalmente da Dio e non si può liberare tutta la sua potenzialità senza la collaborazione con lui. Tutti trovarono la iniziativa pienamente legittima e saggia. Credo che una iniziativa simile sia una primizia a livello mondiale! Può sorprendere i politici e i tecnocratici di altri continenti, ma non in Africa. L'iniziativa di Kibaki mi richiamò alla mente un episodio nella vita di Giorgio La Pira, altamente coinvolto e sfidato dai problemi sociali della Firenze del dopo secondo guerra mondiale. Nel 1957 si gettò a capofitto nel tentativo di dare uno sbocco politico alla prima guerra di Indocina. Si incontrò con Ho Ci Min padre della patria e famoso marxista che gli chiese: 'Quale è secondo Lei signor La Pira la forza più potente per una positiva trasformazione del mondo?' Il sindaco di Firenze ripose: 'La preghiera.' Non so cosa pensò Ho ci Min, ma in Africa tale riposta avrebbe avuto senso al cento per cento. In Africa Dio è sentito presente ed operante nella vita e vicende di ogni giorno. La celebrazione liturgica pubblica della preghiera è un modo per riconoscere e collaborare con Dio in azione nella storia. Ogni africano è convinto che la vita personale e sociale dipende alla collaborazione fiduciosa fra Dio e l'Uomo. Quella che la Bibbia chiama alleanza altamente celebrata in tanti libri della rivelazione. Nel primo sinodo africano il capitolo VI il più lungo del documento è incentrato sulla costruzione di una Africa configurata secondo i valori del Regno di Dio, giustizia, riconciliazione e pace per rovesciare le tendenze nefaste della violenza corruzione e sperequazione sociale scandalosa e umiliante.Nei Lineamenti appena pubblicati dal Segretariato per il Sinodo dei Vescovi, i valori del regno: riconciliazione, giustizia e pace sono i temi portanti del nuovo sinodo. L'insegnamento sociale della Chiesa, la bibbia cioè a livello di costruzione di società civile e di stato, occupano il 50% del documento. Uno dei frutti più visibili e duraturi del primo sinodo africano fu la fondazione a Nairobi presso il Tangaza College della Università Cattolica dell'Africa Orientale (CUEA) dello Institute of Social Ministry (Istituto per lo Apostolato Sociale) per la formazione di personale specializzato nella conoscenza e nella applicazione in contesto africano della Dottrina Sociale della Chiesa. Una delle conclusioni del primo sinodo fu che per passare dalla missione sociale della chiesa alla attuazione della stessa con continuità e metodologia sarebbe stato prioritario preparare delle persone per tale apostolato sociale. Una missione, anche quella social, senza ministri, personale propriamente preparato rimane sulla carta, non ha incidenza e non porta frutti. Tale intuizione fu ripensata al di dentro del Piano per la Rigenerazione dell'Africa attraverso gli africani lanciato dal grande San Daniele Comboni nel 1864. Tanti progetti di sviluppo sono disseminati nel continente africano ma sono diretti da personale importato, la logica di tante organizzazioni non governative (ong), e gli africani sono solo esecutori. La competenza scientifica resta in mano straniera e per di più l'animus profondamente religioso africano viene trascurato perchè tanti di queste ong rifiutano ogni riferimento alla fede. L'Institute of Social Ministry si fonda su tre colonne: ispirazione religiosa che assicura la spiritualità per sostenere le motivazioni di servire il popolo e la integrità morale, la competenza scientifica nello affrontare i problemi dello sviluppo e la collaborazione fra religione, stato e società civile. Il Somirenec (Social Ministry Research Network Centre) è un ufficio fondato negli anni '90 come emanazione dell' Institute of Social Ministry per assicurare che nella pratica i tre principi vengono attuati. L'ufficio accompagna i Social Ministers (gli agenti nello sviluppo) quando escono dall' università per aiutarli ad attuare quanto appreso all'università. L'organismo verifica anche se ciò che è insegnato passa, per cosi dire, l'esame dell' esperienza. In questo modo il Somirenec è fonte di costante miglioramento dei programmi accademici. I Lineamenta per il II Sinodo Africano insistono molto sul rapporto teoria e azione perché si fecondino a vicenda secondo la nota teoria di Paolo Freire nel famoso libro: Pedagogia degli Oppressi. Il primo sinodo africano ha liberato notevoli potenzialità nel continente che stanno portando frutto sia in Africa che nel resto del mondo. E' importante che il secondo sinodo costruisca sui semi che stanno già sviluppandosi in un processo di continuità e discontinuità che rafforzi la visione ma soprattutto l' azione per un futuro prospero del continente".
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