"È urgente combattere il provincialismo della stampa italiana nei confronti dell'Africa" ha detto padre Alex Zanotelli , aprendo il primo incontro dell'Osservatorio sul Sinodo Africano promosso dalla Conferenza degli Istituti Missionari (Cimi) e dalla sezione laziale dell'Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) svoltosi ieri, fino a tarda sera, a Roma. Zanotelli e padre Fernando Zolli, due dei principali ispiratori dell'Osservatorio, hanno sottolineato l'importanza di portare fuori dalle sale vaticane le istanze e i temi del Sinodo in modo che anche i grandi mezzi d'informazione si occupino con più attenzione del Sinodo e dei problemi dell'Africa di oggi. Padre Rocco Puopolo, missionario saveriano di origini italiane residente negli Stati Uniti, direttore esecutivo di 'Africa Faith & Justice Network', ha dedicato il suo intervento alla "giustizia ristorativa", un tema che "viene solo accennato nell'Instrumentum Laboris ma va spiegato meglio perché si lega profondamente al tema sinodale della Riconciliazione, che in Africa si sta realizzando, seppur con lentezza, tra etnie diverse. "In Sierra Leone si seguiva questa strada già nel 1996 e si trattava, allora come oggi, di proporre un modo diverso di fare giustizia, senza l'uso della violenza o della polizia. Il problema è che questo processo non ha visibilità in Africa, mentre sono tanti i casi in cui, in diretto contatto con il tribunale dell'Aia, i governi africani tentano di modificare le condanne di alcuni criminali di guerra a favore di un rientro in patria finalizzato al recupero della persona e alla riconciliazione popolare". Portando la sua testimonianza come donna invitata al Sinodo in qualità di esperta, suor Elisa Kidanè ha detto: "Siamo solo al secondo giorno di lavori e come esperti abbiamo il dovere di ascoltare e solo in seguito offrire le nostre riflessioni...Sappiamo bene che la situazione delle donne in Africa è ben diversa dalle europee ma se useremo bene le nostre armi, cioè dolcezza, fermezza e resistenza, con il tempo otterremo dei risultati". Suor Kidanè ha ricordato inoltre come il Sinodo può essere l'occasione giusta per mettere in luce, senza sentimenti di rivalsa, la condizione di ristrettezza operativa delle donne nella Chiesa moderna, ancora lontane dai luoghi dove si legifera e si decide il futuro del continente africano. A chiusura del primo incontro dell'Osservatorio, una testimonianza laica dallo Zambia, quella del dottor Munshya Chibilo, della comunità Papa Giovanni XXIII, presente al Sinodo in qualità di uditore. "La conflittualità - ha affermato Chibilo - non è un problema, almeno fino a quando la si può controllare. Se ciò non avviene, bisogna lavorare attraverso passaggi ben precisi. Primo, analizzare bene il problema e capire da cosa nasce lo scontro. Secondo, diminuire la tensione pianificando dei progetti di riconciliazione che mirano ad anticipare le intenzioni dei gruppi che hanno creato il conflitto. Terzo, non sottovalutare l'apparente tranquillità ottenuta, monitorare la situazione e tenere a bada i signori della guerra". Sulla scia della dichiarazioni di Monsignor Razanakolona, che durante la prima conferenza stampa in Vaticano aveva dichiarato che le guerre tra etnie in Africa sono il risultato di interessi politici e non di vere rivalse sociali, Munshya Chibilo aggiunge che: "In Africa le persone di diverse etnie convivono bene ma il lavaggio del cervello dei politici locali porta spesso le persone coinvolte nelle guerre a non sapere spiegare il motivo di tanto odio". E conclude: "La Chiesa deve assumersi, come parte politicamente disinteressata, la responsabilità di partecipare attivamente al processo di pace tra i popoli africani". [Il prossimo appuntamento dell'Osservatorio è per venerdì 9 ottobre alle ore 19 presso la Curia generalizia dei missionari della Consolata in via della Mura Aurelie n 11]
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