Il Segretario generale del Sinodo africano mons. Eterovic ha nominato, con l'approvazione del Papa, 29 esperti, o più precisamente adiutores secretarii specialis (i segretari speciali, questa volta, sono due: mons. Franklin, arcivescovo di Luanda e mons. Djitangar, vescovo di Sahr nel Ciad). Si tratta di 19 uomini e di 10 donne. I laici sono 8 (5 donne e 3 uomini). Vi sono 7 sacerdoti secolari, 12 religiosi e 7 religiose. Tranne 3 (due italiani e un ceco), gli esperti sono tutti africani (ben 6 sono nigeriani). I teologi sono una decina (tra cui una suora). Utilizzando principalmente Internet e seguendo l'ordine alfabetico, offriamo qui un sommario identikit di questo gruppo di esperti.
Barthélemy Adoukonou. Sacerdote secolare, teologo, nato in Benin, oggi Segretario generale della Conferenza episcopale regionale dell'Africa dell'Ovest francofona (C.E.R.A.O.), con sede in Costa d'Avorio. Negli anni '90 è stato membro della Commissione Teologica Internazionale (dando un contributo soprattutto sul tema del rapporto tra il cristianesimo e le religioni). Ha studiato a Regensburg con Ratzinger, conseguendo il dottorato in teologa nel 1977 con una tesi sui fondamenti della teologia africana, ed è uno degli allievi che ogni anno si riuniscono per alcuni giorni a porte chiuse con l'antico maestro per riflettere su un tema rilevante. Quest'anno, in agosto, a Castelgandolfo, il tema era la missione oggi. Nella sua relazione al II Seminario del Consiglio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar, nel novembre 2007, "Riconciliazione e guarigione delle memorie", tenuto in Ghana in occasione del 200° anniversario della fine della schiavitù in Africa, l'abbé Adoukonou ha sostenuto che "la legge del silenzio ha regnato a lungo sulla tratta dei neri e sullo schiavismo" anche nella Chiesa, e che solo con Giovanni Paolo II (1985) è stata formulata una richiesta di perdono per lo schiavismo, poi ripresa nel giubileo del 2000 e infine portata a compimento dall'episcopato africano a Gorée nel 2003. Non si tratta però - ha detto - di rivendicare solamente un diritto calpestato, presupposto in base al quale operano i tribunali dell'ONU o le commissioni verità e riconciliazione, ma di assumere un "paradigma storico" plurale dove i neri sono sia vittime sia carnefici e che sia in grado di liberare anche dalle schiavitù attuali. In una cronaca sul Sinodo dei laici, apparsa su Repubblica nel 1987, il compianto Domenico Del Rio, ironizzando sul fatto che "il Sinodo che tratta dei laici cristiani è diventato il Sinodo del silenzio", racconta, con una buona dose di "invenzione fantastica", come lui stesso la chiama, che il reverendo Barthélemy Adoukonou, uno degli aiutanti del segretario speciale, andava perquisendo tutti gli uomini che uscivano dall'aula del Sinodo, padri sinodali, esperti e uditori, per evitare che portassero fuori i documenti riservati.
Paul Bére. Gesuita, professore di Antico testamento e Lingue bibliche presso l'Institut de Teologie della Compagnia di Gesù all'Università Cattolica dell'Africa dell'Ovest, a Abidjan in Costa d'Avorio e presso l'Hekima College Jesuit School of Theology a Nairobi (Kenya) e in Burkina Faso. E' tra i maggiori specialisti africani di Scienze bibliche. Conosce dieci lingue. Nel suo blog invita a scrivergli in francese, o in inglese, o anche in tedesco e in italiano. Tra i suoi scritti recenti "Una Scrittura destinata a diventare Parola: il contesto africano come risorsa nelle scienze bibliche", pubblicato nell'opera collettanea "Hommages a Paulin Poucouta".
Benazet Bujo. Sacerdote secolare, professore ordinario di Teologia morale e Etica sociale all'Università di Friburgo, in Svizzera, e alla Facoltà cattolica di Teologia a Kinshasa. Nato nel 1940 nella Repubblica Democratica del Congo. Uno dei più noti teologi africani. "La nuova realtà della teologia africana non può essere capita se non si è attenti alla sua preistoria: la grande tradizione religiosa africana da un lato e la storia della colonizzazione e dell'attività missionaria dall'altro", si legge nell'introduzione alla sua opera più nota, del 1988, "Teologia africana nel suo contesto sociale", edita in Italia dalla Queriniana. Vi sono esposti i punti di vista della teologia africana nel campo non solo della cristologia e dell'ecclesiologia ma anche in quello della vita pratica: la spiritualità del matrimonio africano, l'assistenza al morente nel contesto africano. Temi affrontati ancora nel '94 in "Africa e morale cristiana. Un processo di inculturazione", ed. Città Nuova, e nel più recente "La pretesa universalità della morale occidentale. Fondamenti di un'etica cristiana" (Cittadella, 2009). Temi che di nuovo sono al centro del Sinodo per un'inculturazione autenticamente africana del cristianesimo.
Belmiro Chissengueti. Religioso, della Congregazione dello Spirito Santo. Segretario della Commissione episcopale Giustizia e Pace di Luanda, in Angola. E' parroco della chiesa di San Pietro Apostolo, nella capitale angolana e membro del Consiglio nazionale dell'Infanzia. Nel maggio scorso ha presentato un dossier sulla violenza contro l'infanzia: "Sappiamo - ha detto - che in alcuni paesi africani i malati di Aids ricorrono ai bambini perché pensano di potersi curare attraverso un atto sessuale compiuto con loro".
Gianfrancesco Colzani. E' l'unico italiano tra gli esperti. E prete diocesano, nato a Milano nel 1940 e laureato alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale nel 1974 con una tesi su "La missionarietà della Chiesa. Saggio sull'epoca moderna fino al Vaticano II", poi pubblicata dalle Devoniane. E' anche docente ordinario di Teologia missionaria alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana. E' assistente nazionale delle Equipes Notre Dame. Tra e sue opere più fortunate c'è il volume "Teologia della missione" edito nel '95 dalle Edizioni Messaggero di Padova.
Michael F. Czerny. Gesuita, di origine ceca, direttore dell'African Jesuit Aids Network (AJAN) di Nairobi, un servizio attivo da 7 anni e ormai diffuso in una trentina di paesi african (www.jesuitaids.net). Nel 2006 La Civiltà Cattolica ha pubblicato un suo ampio articolo, nel quale il padre gesuita sosteneva che l'Aids è "la maggior minaccia per l'Africa dai tempi del traffico degli schiavi". "I paesi ricchi - scriveva - hanno criticato duramente la Chiesa africana per non aver distribuito profilattici al fine di risolvere la crisi. Una breve risposta a tali critiche è che la morale cattolica è in realtà più fedele ai valori della cultura africana, la quale non giustifica il 'sesso libero' né tratta la sessualità comeuna merce di consumo. La campagna a favore dei profilattici sa di imperialismo culturale e, in tale frangente, la posizione della Chiesa sarà sempre dalla parte dei poveri". La Radio Vaticana lo ha intervistato lo scorso 21 settembre. Alla domanda su quali risultati avesse conseguito l'AJAN in questi sette anni, ha risposto: "La rete è stata istituita per incoraggiare tutti i gesuiti che lavorano nell'Africa sub-sahariana a dedicare parte del loro ministero al problema dell'Hiv-Aids. (.) Sono almeno 200 i gesuiti impegnati in vario modo su questo fronte". "Si tratta di gesuiti che hanno il loro lavoro normale: parroci, insegnati, direttori spirituali, formatori, superiori, novizi, Gesuiti in ogni posizione che hanno integrato la battaglia contro l'Aids nel loro lavoro ordinario". A cavallo degli anni '90 padre Czerny ha vissuto in El Salvador, all'Università Cattolica (l'Uca); era il periodo dell'uccisione dei sei gesuiti. Nel '90 ha tenuto una conferenza in Canada su "Teologia della liberazione e diritti umani".
Filomena José Elias. Laica. Membro del Consiglio pastorale e della liturgia della cattedrale di Maputo, in Mozambico.
Martin Esso Essis. Laico, professore emerito di Scienze economiche presso l'università di Abidjan, in Costa d'Avorio. Vive a Nantes, in Francia. <
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