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| 8/10/2009 - 18:39 |
| SINODO... (2): PACE ATTRAVERSO EDUCAZIONE, MEDIA E LOTTA A POVERTÀ |
"La pace non è un contenitore che si può riempire con qualunque cosa, non può essere usata come un trampolino per qualunque idea. La pace è un fine costantemente perseguito che implica l'applicazione di alcuni valori tanto condivisi quanto numerosi": sulla ricerca della pace si è concentrato l'intervento di monsignor Raymond Bernard Goudjo, segretario della commissione Giustizia e pace della Conferenza episcopale regionale dell'Africa dell'Ovest Francofona (Cerao). Secondo il presule, la ricerca della pace passa attraverso l'educazione, "affinché nelle relazioni, che malgrado la costante della conflittualità sono finalizzate all'amicizia, egli sia in grado di condurre se stesso verso il più elevato bene personale e sociale". Per promuovere una cultura di pace, di riconciliazione, di tolleranza, di dialogo e convivialità, ha poi sottolineato monsignor Fulgence Muteba Mugalu, vescovo di Kilwa-Kasenga, nella Repubblica democratica del Congo, "le Chiese in Africa hanno interesse a utilizzare efficacemente i media e ad assumere alcune sfide. Nell'epoca del digitale si tratta di un imperativo inevitabile in un ambiente mediatico contaminato dalla manipolazione, dalla propaganda politica, da un clima di divertimento poco edificante e dall'attivismo delle sette, ma anche contrassegnato dall'imperialismo dei media stranieri che si propongono imponendosi". Le popolazioni africane, ha aggiunto monsignor Muteba, "devono essere educate all'utilizzo degli strumenti mediatici con discernimento e spirito critico, alla luce dei principi etici e dei diritti umani. Quanto agli operatori della comunicazione delle nostre società, è fondamentale che siano sensibilizzati sulla deontologia del loro lavoro e sulla responsabilità che hanno nella promozione della pace, della giustizia, della riconciliazione e della dignità della persona umana". Di pace in Somalia, uno dei pochi paesi africani ancora in stato di guerra, ha parlato monsignor Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio nonché vescovo di Gibuti, chiedendo tra l'altro un impegno maggiore contro il traffico di armi e una più grande collaborazione della comunità internazionale per la ricostruzione dello stato. Nel suo intervento Monsignor Bertin ha ricordato le vittime uccise mentre erano al servizio della giustizia, citando il vescovo di Mogadiscio Salvatore Colombo, ucciso nel 1989, Suor Leonella Sgorbati, la missionaria laica Annalena Tonelli, ma anche esponenti protestanti e numerosi musulmani somali. Uno dei maggiori ostacoli alla pace in Africa, evidenziato da monsignor George Nkuo, vescovo della città camerunense di Kumbo, è la povertà che "impedisce di rispondere ai bisogni fondamentali come il cibo, l'acqua e la casa". Sui modi di lottare contro questo fenomeno, in particolare nelle campagne, il vescovo di Kumbo ha proposto una riflessione sugli organismi geneticamente modificati (Ogm), suggerendo che l'Africa "non si affretti ad abbracciarli ciecamente" dal momento che gli Ogm sono una novità tecnologica tutta da sperimentare. Monsignor Louis Portella Mbuyu, vescovo di Kinkala, nella Repubblica del Congo, ha espresso soprattutto una preoccupazione: che di fronte alle così tante ingiustizie e sfruttamenti in Africa, "la Chiesa smetta di commuoversi, vi si abitui e non ne parli più, divenendo così complice dell'infelicità delle popolazioni, quando invece la sua missione consiste nell'essere la voce dei senza voce".[CC]
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