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12/10/2009 - 15:20
SINODO.(2): VOCI E RIFLESSIONI PER UN FUTURO MIGLIORE
"Collaborazione è la parola chiave nella ricerca di riconciliazione, di pace e di giustizia da parte della Chiesa nell'Africa attuale": a dirlo ai partecipanti alla II Assemblea del Sinodo sull'Africa una voce femminile, quella di Suor Felicia Harry, superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, una delle tre donne uditrici intervenute durante le ultime due congregazioni generale (l'ottava e la nona) del Sinodo. Con energia, la missionaria ha chiesto alle autorità della Chiesa un maggiore coinvolgimento delle donne, in particolare religiose, "in modo da poter influire sulla vita delle parrocchie dove lavorano". Un messaggio ribadito da Suor Pauline Odia Bukasa, superiora generale delle Suore 'Ba-Maria', dalla Repubblica democratica del Congo, che ha chiesto ai vescovi di "promuovere la dignità della donna assicurandole gli spazi necessari perché possa sviluppare i propri talenti all'interno delle strutture ecclesiali e sociali". A condividere con i padri sinodali la sua esperienza di riconciliazione è stata poi Suor Genevieve Uwamariya, religiosa ruandese di Santa Maria di Namur, sopravissuta al genocidio del 1994, da anni impegnata a fianco di detenuti e famigliari di vittime per promuovere il perdono. Tante sono state le riflessioni e tanti i suggerimenti dei padri sinodali nel corso della giornata di Venerdì, ultima della prima settimana di lavori: tra questi, l'esigenza di dare vita a un'agenzia di stampa continentale per la Chiesa in Africa, ma anche un'insistenza a più voci sulla necessità del dialogo, sia tra le religioni che tra le etnie e i gruppi che popolano l'Africa. A tornare sulle "inique" pressioni esercitate dal Nord del mondo è stato il cardinale Bernard Agré, arcivescovo emerito di Abidjan (Costa d'Avorio), sollevando il problema dei cosiddetti "assassini finanziari" (anche chiamati 'fondi avvoltoi') definiti dal porporato "sciacalli mandati da organismi avvezzi ai contratti sleali, destinati ad arricchire le organizzazioni finanziarie internazionali abilmente sostenute dai loro stati o da altre organizzazioni immerse nel complotto del silenzio e della menzogna". Così, ha denunciato il cardinal Agré, "la maggior parte delle nazioni continua a marcire nella povertà e nelle frustrazioni che tutto ciò genera". A presentare la sua testimonianza sul dramma vissuto dalle popolazioni della regione sudanese del Darfur è stato il secondo invitato speciale, Rudolf Adada, già rappresentante speciale della missione congiunta dell'Onu e dell'Unione Africana (UA), sottolineando che la crisi del Darfur affonda le sue radici nella storia del Sudan ed è "assai più complessa della descrizione manichea comunemente diffusa (.) La storia, l'emarginazione delle regioni periferiche e il loro sottosviluppo, il degrado dell'ecosistema sono fattori da non trascurare. È una 'crisi del Sudan in Darfur' - ha detto Adada - una crisi legata anche alla storia del vicino Ciad". A margine dei lavori dell'Assemblea sinodale, monsignor Fidèle Agbatchi, arcivescovo di Parakou, in Benin, è stato ospite del secondo incontro organizzato dall'Osservatorio missionario sul Sinodo, presso la Curia generalizia dei Missionari della Consolata, a Roma. Monsignor Agbatchi ha ricordato che l'Africa vive il dramma di una grande ricchezza trasformata in una calamità: le guerre hanno costretto molte persone a fuggire, cercando altrove, soprattutto in Europa, un lavoro e un futuro migliore, spesso rischiando la propria vita. L'ambiente - ha poi sottolineato il presule - "è sempre più a rischio, a causa dello sfruttamento insensato delle risorse naturali, del petrolio che inquina i mari e le terre riducendo in povertà pescatori e contadini, come in Nigeria; delle miniere nelle quali si consuma la vita di tanti uomini a causa di prodotti chimici dannosi per l'essere umano e per l'ambiente". Il Sinodo, ha aggiunto monsignor Agbatchi, guarda a questi mali, "ma non è solo un volgere lo sguardo al passato: vuole essere soprattutto un cammino verso il futuro, in cui riconciliazione, giustizia e pace sono la strada maestra da seguire".


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