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| 26/10/2009 - 21:15 |
| DOPO IL SINODO AFRICANO, RIFLESSIONI E PRIMI BILANCI |
"Kikongo, Swahili, Yoruba, Guezé.ma anche francese, inglese, italiano, portoghese e latino: le lingue risuonate a San Pietro ieri alla celebrazione della chiusura della II Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l'Africa, presieduta da Benedetto XVI con 294 concelebranti, sono esse stesse l'immagine del Sinodo: diverse ma in comunione": si apre così una corrispondenza da Roma del quotidiano di informazione cattolica francese 'La Croix'. Durante il Sinodo è emersa "una collegialità affettiva ed effettiva" evidenziata da monsignor Edmond Djitangar, vescovo di Sarh, in Ciad, uno dei due Segretari speciali; qualcosa, aggiunge 'La Croix', di cui avevano bisogno di vescovi d'Africa "o piuttosto delle Afriche". Il Sinodo "è stato davvero universale" aggiunge il giornale, tracciando un primo bilancio e ricordando che il papa è stato presente alla maggior parte delle sessioni. Tra gli appelli più forti che si sono levati durante l'assemblea è spiccato quello alla "santità" dei dirigenti politici, in particolare cattolici. Per Edem Kodjo, già Segretario generale dell'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA, oggi Unione Africana, UA), ed ex-primo ministro del Togo, "i nostri governanti, troppo spesso, non sono all'altezza. "La Chiesa - ha detto Kodjo, ha il dovere di chiedere maggiore giustizia, maggiore solidarietà, maggiore ricerca del bene comune". I dibattiti del Sinodo "hanno portato un contributo importante non soltanto per la Chiesa, ma per il continente e l'intero scenario mondiale" sottolinea nell'edizione odierna il direttore dell' "Osservatore Romano" Gian Maria Vian, rilevando che "i media internazionali - a parte qualche eccezione - hanno ancora una volta perso un'occasione, dimostrando poco interesse per questo esercizio di responsabilità collettiva e collegiale che da oltre un quarantennio è entrato a far parte dell'esercizio del primato del successore di Pietro". Dalla sede del successore di Pietro "che presiede alla comunione universale " ha aggiunge tra l'altro Vian, è giunto per tutto il continente africano "un messaggio che nasce da tutta la Chiesa e dalla stessa Africa, raccogliendone esperienze, attese e progetti. Anche se la parola principale che il sinodo rivolge ai popoli del grande continente, dimenticato o sfruttato dalla comunità internazionale, è quella «che il Signore della storia - ha detto Benedetto XVI nell'omelia conclusiva - non si stanca di rinnovare per l'umanità oppressa e sopraffatta di ogni epoca e di ogni terra»: annuncio di speranza e di gioia perché il disegno e le promesse di Dio non mutano". Un bilancio positivo è stato tracciato anche da monsignor Gaspard Beby Gneba, vescovo di Man in Costa D'Avorio: "Il primo punto da sottolineare - ha detto il vescovo a 'Radio Vaticana' - è la comunione ecclesiale: tutti i vescovi che pensano e che pregano per l'Africa attorno al Santo Padre, per me è una bellissima esperienza ecclesiale. Il secondo punto è la preghiera perché noi cristiani sappiamo che la pace, la riconciliazione, la giustizia vengono da Dio, cioè dal Signore Risorto. Infine c'è la riflessione: prima di agire, è importante essere insieme a pensare e progettare il programma pastorale per l'Africa". Interrogato su cosa la Chiesa universale possa fare ora per l'Africa, il presule ha aggiunto: "Questo Sinodo è per l'Africa, ma secondo me non è l'Africa che fa il Sinodo: è tutta la Chiesa che pensa e che prega per l'Africa, il papa stesso è stato sempre con noi... Adesso viviamo in un mondo globalizzato, nessuno può risolvere tutti i suoi problemi da solo, non è più possibile. Quindi anche le altre Chiese - in Europa, in America, in Oceania - possono aiutare l'Africa ad alzarsi, soprattutto con la preghiera ma anche con la carità, con l'aiuto".
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